Nell’agosto del 1995, un mese dopo la partita di Alex, appare su «Rocca» il testo del suo intervento al Convegno di Assisi 1994; partendo dal recupero della semplicità francescana Alex stende lo sguardo su questo mondo malato e cerca di dare concretezza all’insegnamento del santo di Assisi. Il suo pensiero e riassumibile nel motto «lentius, profondius, soavvius», che oggi è diventato lo slogan di coloro che ricordano Alex con affetto.
DATECI ASCOLTO I giovani dibattono se stessiIvana Di CarloCentro Civico di Vighizzolo (Cantù)
18 aprile 2012 – ore 21,00
Relatore: dr. Claudio Tosoncin, psicologo
Charlie hebdo le nuove regole morali planetarie-7 gennaio 2015EpistemaQuesto redazionale è stato scritto tra il 7 e il 9 gennaio 2015, a fatti in corso.
Dieci impegni umanisti 060222Sandro CalvaniL’Occidente sembra giocare una partita di calcio in un campionato mondiale di rugby. La trasformazione va gestita ingaggiando la mischia e comprendendone le regole..
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Il quinto comandamento è la descrizione dell’essenza di una nuova vita, descrive quali sono gli atti tipici di questa nuova natura: gli atti dell’amore. Non uccidere quindi non si riferisce solo al togliere la vita fisica ma, secondo l’esegesi di Gesù, a quel santo debito di amore che tutti abbiamo nei confronti di tutti, compresi i nostri nemici. Poi il decalogo insegna come questo amore si concretizza: si tratta di amare con il corpo (sesto comandamento) e di amare con beni (settimo comandamento). L’ottavo comandamento invita, in questa prospettiva, a considerare in modo più completo ed esistenziale il problema della verità: non si tratta solo di dire la verità ma di essere veri, dare testimonianza con tutto ciò che siamo e facciamo a favore della bontà e dell’amore di Dio Padre. Gli ultimi due comandamenti, che a molti sembrano una specie di appendice trascurabile, diventano la chiave di volta di tutto il percorso, unificandosi nel comandamento non desiderare. Esso ci inchioda tutti ad un problema insormontabile: anche qualora riuscissimo a controllare i nostri comportamenti per conformarci alla legge, il nostro cuore smetterebbe di desiderare il male? Ma apre gli ascoltatori all’opera santificatrice dello Spirito, al desiderio nuovo di una vita santa.
Carlo Maria MartiniMichela MazzolaAnno pastorale 2011-12
Parrocchia Sant' Antonino Martire di Castelbuono (PA)
Parroco Don Mimmo Sideli
Ciclo di conferenze "I mendicanti dell'Assoluto" tenuto da P. Filippo S. Cucinotta, OFM; docente di Teologia orientale della Pontificia Facoltà Teologica "San Giovanni Evangelista" di Palermo
Incontro su Carlo Maria Martini
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Ecco perché mi sono deciso a dar loro una veste organica e offrirli liberamente a tutti coloro che sceglieranno di dedicare qualche momento alla lettura, alla riflessione, al confronto, alla elaborazione di una modalità originale per “lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (B.-P.).
Grazie a tutti, buona lettura e “Buona Strada”!
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Futuro semplice: più lenti, più profondi, più dolci (Alex Langer)
1. Futuro semplice: più lenti, più profondi, più dolci
Alex Langer
Nell’agosto del 1995, un mese dopo la partita di Alex, appare su «Rocca» il testo del suo intervento al
Convegno di Assisi 1994; partendo dal recupero della semplicità francescana Alex stende lo
sguardo su questo mondo malato e cerca di dare concretezza all’insegnamento del santo di Assisi. Il
suo pensiero e riassumibile nel motto «lentius, profondius, soavvius», che oggi è diventato lo
slogan di coloro che ricordano Alex con affetto.
Parlando di un possibile futuro amico vorrei sottoporvi soprattutto due aspetti che penso siano
importanti per renderci più amichevole, meno ostile, più vivibile il futuro e forse anche il presente.
Dei grandi impegni, delle grandi cause credo che quella per la riconciliazione con la natura,
sicuramente abbia oggi un posto importantissimo. Anni fa il verde andava di moda; non c'era
pubblicità che non avesse bisogno di sottolineare la qualità ecologica dei prodotti che cercava di
propinarci: la macchina ecologica, il cibo ecologico, i materiali ecologici e così via. Dieci anni fa,
per avere il consenso della gente bisognava dire: quello che noi vi proponiamo, quello che noi vi
vendiamo fa bene non solo a voi ma fa bene anche alla natura". Questa moda per l'aspetto che era
moda è rapidamente conclusa; purtroppo questa moda è passata anche a livello della grande
politica. Vi ricorderete, due anni fa, il grande vertice mondiale di Rio de Janeiro, dove Nord e Sud
del mondo dovevano trovarsi insieme per stabilire come usare insieme, in modo giudizioso e
riguardoso, le risorse di tutta l'umanità, di tutto il pianeta? Ebbene il Nord, che avrebbe dovuto
tirare un po' la cinghia, ha semplicemente detto che questo non interessava e il vertice salvo con
alcune promesse generiche (sporcare meno, tagliare meno alberi, sterminare meno specie viventi)
in realtà si è concluso senza grandi impegni.
Allora mi sembra che oggi ci sia bisogno che tra coloro che non cercano un impegno
semplicemente effimero, che gridano libertà quando tutti gridano libertà, che gridano giustizia nel
momento in cui tutti gridano giustizia, che gridano magari anche pace nel momento in cui tutti
gridano pace o democrazia o solidarietà, che una attenzione particolare e anche contro corrente,
anche al di fuori della moda, vada all'integrità del creato, se volete, alla reintegrazione della
biosfera.
Una vita semplice
Molti possono chiedersi: ma reintegrazione, riconciliazione con la natura, cosa vuol dire? quali
precetti devo seguire? chi mi dà le indicazioni affidabili, su che cosa fare, per quali animali in
pericolo di estinzione bisogna battersi? quali alberi preservare?
Io credo che il messaggio di fondo della riconciliazione con la natura che noi oggi dobbiamo
proporci e possiamo proporre, senza tema di essere smentiti, è sostanzialmente uno, cioè quello
della vita più semplice.
Quando quasi duecento anni fa Kant si preoccupava che tipo si messaggio morale trovare per
tutti, credenti o non credenti, cioè che tipo di regola dare o formulare perché fosse valida per tutti,
fosse indiscutibile, ha trovato alla fine questa regola: cerca di comportarti in modo tale che i criteri
che ispirano la tua azione possano essere gli stessi criteri che ispirano chiunque altro. Questa è
stata alla fine la formulazione più laica e più universale che ha trovato.
Se noi guardiamo oggi la situazione del mondo, un mondo popolato da più di 5 miliardi di
persone, dovremmo per lo meno dire che i criteri che ispirano il nostro agire, siano moltiplicabili
per 5 miliardi; cioè cercate di sporcare quanto 5 miliardi di persone potrebbero permettersi di
sporcare; cercate di consumare energia quanto 5 miliardi di persone possono consumare; cercate
di deforestare quanto 5 miliardi di persone possono permettersi di deforestare.
2. Diversi noi
Quindi credo che il primo e fondamentale messaggio ecologico che oggi si possa dare è
semplicemente quello di una vita semplice, di una vita che consumi poco, di una vita che abbia
grande rispetto di tutto quello con cui abbiamo a che fare, compresi gli animali, comprese le
piante, comprese le pietre, compreso il paesaggio, cioè tutto quello che ci è stato dato in prestito e
che dobbiamo dare agli altri.
Un secondo aspetto che mi permetto di offrirvi come possibile contributo a un futuro amico ha a
che fare anch'esso con la conciliazione o con la convivenza. Ed è non la convivenza con la natura
ma la convivenza tra culture, la convivenza tra diversi noi, cioè tra gruppi di persone che non si
identificano, pur vivendo nello stesso territorio.
Oggi in Europa e in particolare nelle grandi città la compresenza di persone, di lingua, di cultura e
di religione, spesso di colore della pelle diversa, sarà sempre meno l'eccezione e sarà sempre più la
regola.
Io credo che abbiamo, semplificato, due scelte: una è quella che ultimamente è diventata famosa
col termine epurazione etnica, cioè ripulire ogni territorio dagli altri, rendere omogeneo, rendere
esclusivo, etnicamente esclusivo un territorio e quindi dire che chi li non diventa uguale agli altri,
perché vuole coltivare la sua diversità o chi semplicemente viene cacciato da lì, cioè non gli viene
neanche permesso di integrarsi, se ne vada, con le buone o le cattive, fino allo sterminio.
L'altra possibilità è quella che ci attrezzammo alla convivenza, che sviluppiamo una cultura, una
politica, un'attitudine alla convivenza, cioè alla pluralità, al parlarsi, all'ascoltarsi. Ora credo che
finché non costava, finché era una moda, il plurietnico, il pluriculturale era anche vello, faceva
chic; per esempio l'Italia era un paese in cui tutti i grandi giornali erano pieni di sdegno sulla
xenofobia altrui: gli svizzeri hanno fatto un altro referendum xenofobo, in Germania ci sono stati
episodi di intolleranza xenofoba, in Francia ecc. Oggi ci accorgiamo che questo diventa
tragicamente realtà anche da noi; forse per la semplice ragione che prima gli altri non li avevamo
tra noi e quindi era facile sopportarli finché stavano lontani; una volta che ci sono, diventa meno
facile. Allora io credo che, promuovere una cultura, una legislazione, un'organizzazione sociale,
per la convivenza pluriculturale, plurietnica, diventa, oggi, uno dei segni distintivi della qualità
della vita, una delle condizioni per poter avere un futuro vivibile.
Visto che abbiamo parlato di comunicazione interculturale io credo che essa non debba avvenire
in modo volontaristico e quasi a denti stretti come un obbligo, ma diventare anche un piacere.
Penso che nella convivenza tra diversi noi sia molto importante che ognuno di questi noi non si
senta in pericolo, cioè non si senta minacciato. Quando si sente minacciato è vicina la tentazione
della violenza e non c'è conflitto più coinvolgente di quello etnico o razziale o religioso, che subito
forma fronti, schieramenti difficilissimi poi da riconciliare. Quindi io credo che oggi uno dei grandi
compiti di chiunque abbia voglia di un futuro amico sia proprio quello di diventare in qualche
modo, nel suo piccolo, pontiere, costruttore di ponti del dialogo, della comunicazione
interlculturale o interetnica. Se non c'è comunicazione interculturale, credo che andiamo incontro
a una Jugoslavia generalizzata, per dirla con un telegramma forse un po' pessimista ma temo non
lontano dalla realtà.
Criteri per un futuro amico
Questi sono due aspetti che io volevo sottoporvi per un futuro amico. Vorrei adesso diversi
brevemente quattro piccole modalità che possono aiutare in questo.
La prima riguarda la credibilità delle parole. Io credo che oggi ci sia pochissima fede, giustamente,
nelle parole, perché è difficile distinguere la notizia dalla pubblicità, la realtà dalla fandonia, che
se ripetuta autorevolmente e televisivamente diventa realtà essa stessa.
È credibile chi può dire "Vieni e vedi"; è credibili chi ha un'esperienza da offrire alla quale ognuno
può partecipare, che ognuno può condividere. Dove non c'è un "vieni e vedi" io sarei molto
diffidente. In questo senso la televisione, è un vedi sì, ma è un vedi mediato, tanto che non ha
nessuna verifica possibile.
3. Un secondo criterio, lo chiamerei il criterio dei cinque giusti e si rifà alla trattativa sulla
distruzione di Sodoma e Gomorra. Vi ricorderete che Abramo tentava di non far distruggere
Sodoma e Gomorra sostenendo che tanti giusti sarebbero morti nella catastrofe insieme ai
malvagi. Allora comincia una lunga trattativa perché gli angeli dicono: forniscici un elenco
credibile dei giusti almeno cinque tirali fuori, fuori i nomi perché altrimenti non ci crediamo.
Penso che se noi non vogliamo diventare prigionieri delle nostre illusioni, almeno una minima
verifica sui cinque giusti dovremmo farla; una verifica se anche altri ritengono importanti le cose
che a ognuno di noi sembrano importanti e mettersi insieme con altri che le condividano, prima di
andare a urlare in televisione.
Un'altra modalità per costruire un futuro amico e paritario è quello di concludere anche magari
molto formalmente dei patti. Io credo che oggi ci siano molte forme di patto, molte forme di
alleanza che possono essere concluse e che restituiscono anche dignità e giustizia a chi
apparentemente è il ricevente. Pensate alla grandiosa esperienza di Emmaus, dove dei cosiddetti
scarti umani delle comunità di Emmaus, considerati tali da molti hanno imparato a restituire
prima dignità agli scarti, ai rifiuti raccogliendoli, separandoli, riutilizzandoli, mettendoli in circolo,
e quindi riguadagnando dignità anche loro. Credo che oggi il modello dell'alleanza del patto di una
reciprocità, sia non solo una condizione molto importante ma possa essere perseguita molto
concretamente perché siamo a un livello della comunicazione facilitata.
L'ultimo aspetto che oggi vedo molto sottovalutato riguarda la relazione tra nord del mondo
rispettivamente col sud e con l'est. Oggi chi è di sinistra è molto tifoso del Terzo Mondo; chi
viceversa viene da una tradizione più di destra, è invece più attento all'est perché è stato a lungo
educato alla solidarietà con chi era oppresso dal comunismo.
Quindi oggi rischiamo di riprodurre, anche dopo la caduta del comunismo, queste solidarietà su
binari differenziati o col sud o con l'est. Parlando di alleanze, di patti, credo che sarebbe una
buona strada da seguire che noi, nelle cose che facciamo, cercassimo di avere partner all'est e al
sud e che li facessimo anche conoscere tra di loro, anche perché spesso sono in competizione,
perché entrambi ci corteggiano.
Sono arrivato alla chiusura e vorrei tentare il riassunto, con una variazione su un motto molto
conosciuto. Voi sapete il motto che il barone De Coubertain ha riattivato per le moderne
Olimpiadi, prendendolo dall'antichità: il motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più
forte, più possente. Citius altius e fortius era un motto giocoso di per sè, era un motto appunto
per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma erano in qualche modo un gioco. Oggi queste tre
parole potrebbero essere assunte bene come quinta essenza della nostra civiltà e della
competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere
più forti. Questo è un po' il messaggio cardine che oggi ci viene dato. Io vi propongo il contrario, io
vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini,
più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o
più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più
roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato
più lungo.
* dall'intervento al Convegno giovanile di Assisi 1994
Bilbiografia: Alex Langer, Futuro semplice, ed. Sellerio